CIAO SILVIA I COMPAGNI DELLA SEZIONE DI PALERMO TI PORTERANNO SEMPRE NEL CUORE E NELLE LOTTE

Lungo i ponti di Silvia…

ponte_sottola-pioggia
Se n’è andata mercoledì 10 aprile, dopo una lunga lotta contro la malattia, Silvia Francolini. Accade a Losanna, città in cui aveva scelto di vivere con il suo compagno Ismael Zosso, ed Emilio, il loro figlio di appena due anni.
Nata a Fano nel 1977, Silvia si era laureata in Lingue e letterature straniere moderne, contemporaneamente lavorando ed impegnandosi nei collettivi libertari fanesi, primo fra tutti quello che negli anni ’90 mise sotto l’attenzione cittadina il grave problema dell’assenza di spazi autogestibili dai giovani nella città addomesticata dai partiti e dalla convivialità commerciale (epiche alcune occupazioni di stabili sfitti sotto la giunta Carnaroli-PD).
Silvia, proveniente da una famiglia di solida cultura operaia, è culturalmente molto preparata sulla storia dei movimenti antirazziali e del movimento Black panters, ed ha portato a Fano in quegli anni interessanti iniziative, tra le quali quelle di sensibilizzazione contro la pena di morte negli USA (ricordiamo la campagna per la vita di Mumia Abu Jamal, o quella per il nativo americano Leonard Peltier). Nel frattempo si è occupata dell’attività della sezione fanese della Federazione dei comunisti anarchici, attiva nel movimento politico provinciale per le lotte sindacali, i diritti civili, l’antirazzismo, nella piccola sede di via G. da Serravalle 16, ora Infoshop, ed ha anche di recente contribuito alla costruzione del Centro studi Franco Salomone, con sala riunioni e biblioteca, a Fano2.
Da alcuni anni viveva in Svizzera, lavorava come insegnante, era attiva presso il Centro internazionale di ricerche sull’anarchismo, Cira, di Lausanne, luogo internazionalmente noto presso il quale si era formata come archivista, dando manforte al lavoro di archiviazione di documenti in lingua italiana e supportando molte attività multilingue. E’ stata presente ad iniziative “ponte” tra lingue e culture nell’ambito dell’anarchismo, in ultimo al raduno internazionale di Saint Imier.
Il suo amore per la sua città d’origine, Fano, l’ha vista tentare diverse volte un ritorno, nonostante la congiuntura economica sfavorevole; Silvia, amava il sole e il mare, il dialetto e la cucina fanese, proprio a lei e al suo compagno si deve il varo di un’impresa di pedagogia tutta mirata al Porto di Fano e al mare, “Passaporto”, integrata ed originale.
Nonostante i tanti interessi che la legavano al territorio (ricordiamo anche la sua partecipazione a seminari e spettacoli del centro danza Hangart di Pesaro), come succede per tante giovani persone italiane, il lavoro l’ha tenuta a lungo altrove. Certo è riduttivo parlare di “fuga dei cervelli” per persone che come lei hanno dato tanto in calore umano, passione politica e affetto, alla sua città. Silvia è riuscita, anche in questi ultimi anni, a costruire ponti tra due realtà apparentemente lontane, come le sue due città, Lausanne e Fano, e da questo pensava di trarne un pamphlet ironico che raccontasse la Svizzera vista da una italiana, anzi da una marchigiana. Quante risate alla descrizione del vago odore di benzina che si sollevava dal lago di Losanna al primo raggio di sole primaverile, quando le famiglie svizzere fanno capolino per una grigliata, ed i capifamiglia armeggiano al barbecue in pantaloncini rigorosamente color kaki!
In questo momento in cui sembra sempre che, dopo tanti passi in avanti su quei ponti, la sua scomparsa ci faccia improvvisamente tornare indietro, siamo vicine al suo compagno, Ismael Zosso, ed al piccolo Emilio, perché quei ponti, fatti di umanità, di presenze tangibili e corporee, di sapori e parole, restino percorribili in entrambi i sensi, ed il senso della passione umana e politica di Silvia, siamo sicure, ci sosterrà sempre nei tragitti. Animiamo questo momento di sconforto e gelo con gli ideali e il vino rosso che condividiamo con Silvia.

BICENTENARIO DI BAKUNIN

A Pryamukhino -luogo di nascita di Bakunin- il 12 e13 luglio 2014
Conferenza Internazionale per il bicentenario di Bakunin (1814-1876)

14 novembre, primo sciopero generale europeo

83° Consiglio dei Delegati della FdCA - 14 novembre, primo sciopero generale europeo - Da costruire, da continuare

Mentre continua l'affondo dell'offensiva del capitale, che usa la crisi e le politiche economiche per restringere spazi, conquiste e diritti acquisiti dai lavoratori e dalle lavoratrici è sempre più evidente quanto la fase renda ancora più difficile forme di aggregazione e di prassi collettiva che emergano dall'antagonismo dei lavoratori. Questa è una fase difficile e apparentemente senza speranza che ci vede tutti coinvolti nell'ostinarci a aprire spazi politici e di lotta per uscire dal pantano nel quale siamo stati spinti dalla ristrutturazione del capitale, economico e finanziario. Una ristrutturazione che è in atto su più livelli e che continua a guadagnare dalla crisi da un punto di vista economico, ma anche normativo e sociale. Il capitalismo ha di fatto incassato la deregolamentazione del lavoro, con cui contribuire a mettere all'angolo ogni forma di sindacalismo conflittuale e rivendicativo, continua a ridurre servizi pubblici come scuola e sanità e a modularli con enti bilaterali in differenziati livelli di accesso in base al reddito di ciascuno, cerca di distruggere ogni solidarietà sociale con la scientifica distruzione dei contratti collettivi nazionali di categoria.



LEGGI TUTTO IL COMUNICATO




MERCOLE 14 SCIOPERO GENERALE

GLI ANARCHICI PER LO SCIOPERO GENERALE DEL 14 NOVEMBRE

L’ASSEMBLEA ANARCHICA MARCHIGIANA SOSTIENE
LO SCIOPERO GENERALE DEL 14 NOVEMBRE COMUNICATO
Anche nella nostra regione si terranno il 14 novembre manifestazioni sindacali in occasione dello sciopero europeo indetto contro le politiche di austerity a carico dei lavoratori europei, dalla U.E. e dai singoli stati.
Si tratta di un appuntamento di lotta e di mobilitazione ,........................L’Assemblea Anarchica Marchigiana invita gruppi anarchici ed individualità anarchiche di queste due province a convergere sulle due manifestazioni.
Invita altresì i gruppi e le individualità anarchiche   LEGGI TUTTO IL COMUNICATO
Assemblea Anarchica Marchigiana
Federazione Anarchica Italiana – Gruppi Anarchici “M.Bakunin” Jesi e “F.Ferrer” Chiaravalle; Centro Studi Libertari “L.Fabbri” Jesi; Federazione dei Comunisti Anarchici sezione Fano/Pesaro; Anarchiche\ci della Valcesano; Gruppo Anarchico “Kronstadt” Ancona.
Jesi 9 novembre 2012
VOLANTINO PER IL 14 NOVEMBRE 2012PER UNO SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO
La macelleria sociale in atto nel paese e in gran parte dell’Europa, figlia della crisi e del sistema di produzione, sta inghiottendo in un sol colpo tutti i diritti, .........Gli  unici ad aver pagato siamo proprio noi, lavoratori, disoccupati, studenti, pensionati ......................La nostra  presenza all’odierno sciopero generale (come lavoratori e come anarchici, individuando necessariamente in coloro che scenderanno in piazza il naturale punto di riferimento e di appartenenza) LEGGI TUTTO IL VOLANTINO
Assemblea Anarchica Marchigiana
Federazione Anarchica Italiana – Gruppi Anarchici “M.Bakunin” Jesi e “F.Ferrer” Chiaravalle; Centro Studi Libertari “L.Fabbri” Jesi; Federazione dei Comunisti Anarchici Fano –Pesaro; Anarchiche\ci della Valcesano; Gruppo Anarchico “Kronstadt” Ancona.

4 NOVEMBRE CONTRO IL MILITARISMO, PER LA PACE E LA LIBERTÀ

Domenica 4 novembre, a partire dalle 17, il Comitato NO MUOS di Palermo manifesterà contro la realizzazione del MUOS, il sistema di radar satellitari che la Marina militare degli USA intende costruire a Niscemi, in provincia di Caltanissetta.
Data e luogo del presidio informativo non sono casuali: i pacifisti e gli antimilitaristi palermitani si ritroveranno in via Generale Magliocco, un "salotto" in pieno centro cittadino, intitolato a un criminale di guerra fascista: Vincenzo Magliocco, aviatore palermitano medaglia d'oro, fu infatti uno dei principali protagonisti della Guerra d'Etiopia del 1936, responsabile dei bombardamenti chimici con gas asfissianti che sterminarono le popolazioni del Corno d'Africa durante la campagna imperialista voluta da Mussolini.

4 NOVEMBRE CONTRO IL MILITARISMO, PER LA PACE E LA LIBERTÀ

Oggi, 4 novembre, c’è chi festeggia le Forze armate. È la data della fine della Prima Guerra Mondiale, il primo grande massacro collettivo del secolo scorso. I morti in tutti i paesi furono quasi 10 milioni. Tutti giovani mandati al macello per gli interessi delle caste politiche e militari che volevano spartirsi l’Europa per il dominio internazionale.

Oggi la guerra la chiamano “pace”. Giusto pochi giorni fa, un altro soldato italiano di 24 anni è tornato dall’Afghanistan dentro una bara. Frasi di circostanza, lacrime di coccodrillo, funerali solenni. Moltissimi ragazzi intraprendono la carriera militare per crearsi un futuro; vengono imbottiti di retorica e menzogne, coltivano l’illusione di fare qualcosa di concreto per la pace. Oppure, sempre più spesso, abbracciano con convinzione il culto fascista della divisa, esaltandosi all’idea di andare al fronte ad ammazzare gli altri. Tutto questo, come sempre, per gli interessi delle caste politiche e militari che si spartiscono il mondo per il petrolio, le risorse, l’egemonia.

In tempi di crisi, mentre il governo italiano taglia brutalmente stipendi e pensioni e sottrae risorse alla sanità, alla scuola, ai trasporti, le spese militari aumentano vergognosamente: nel 2012 sono stati impiegati 30 miliardi di euro per le forze armate, ai quali bisogna aggiungere altri 10 miliardi per l’acquisto dei cacciabombardieri F-35. Alla faccia dei disoccupati, dei nuovi poveri, dei pensionati, di tutti quelli che non arrivano alla fine del mese.

Il militarismo uccide così, soffocando lo sviluppo dei popoli, negando la libertà, devastando il territorio con le sue infrastrutture.

Il MUOS è il mega radar che l’esercito americano sta costruendo a Niscemi (Caltanissetta), uno strumento che servirà ad ampliare sempre di più le guerre del XXI secolo.

Gli effetti del MUOS saranno quelli gravissimi di trasformare la Sicilia in una base (e quindi obiettivo) di un eventuale conflitto nucleare, e di aumentare l’inquinamento elettromagnetico nel raggio di decine di chilometri, con un seguito di malformazioni infantili e tumori per gli abitanti della Sicilia sud-orientale. Inoltre, la realizzazione del MUOS distruggerà l’economia del territorio (agricoltura, allevamenti, turismo, ecc.) e limiterà drasticamente la mobilità dei siciliani pregiudicando l’attività degli scali aerei (Comiso, Fontanarossa, Punta Raisi, Trapani-Birgi) già ampiamente danneggiati dalle servitù militari.

Lo scorso 6 ottobre almeno quattromila persone hanno manifestato a Niscemi contro il MUOS, mentre l’area del cantiere veniva sequestrata dalla Procura di Caltanissetta visto che si trova all’interno di una riserva naturale. Pochi giorni fa, manco a dirlo, il Tribunale della libertà di Catania ha dissequestrato il cantiere, confermando l’enormità degli interessi che si celano dietro la realizzazione del MUOS.

Tutto questo significa che bisogna continuare la mobilitazione senza mai abbassare la guardia.

Ne va del futuro di questa terra di Sicilia. Ne va del futuro – che è già presente – dei nostri figli
CONTRO L’INSTALLAZIONE DEL MUOS, IL POTENTE SISTEMA SATELLITARE DELLA MARINA MILITARE U.S.A.


CONTRO L’INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO E LA DISTRUZIONE DEL TERRITORIO

PER LA SALUTE DEI CITTADINI, LA LIBERTÀ E LO SVILUPPO DELLA SICILIA

CONTRO L’ARROGANZA DEI GOVERNI E IL DOMINIO MAFIOSO PER LA PACE TRA I POPOLI E CONTRO TUTTE LE GUERRE

CONTRO IL BLOCCO DELLE FRONTIERE, CONTRO I CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI,

PER UNA SICILIA TERRA DI PACE  E DI ACCOGLIENZA

 Info e adesioni: nomuospalermo@gmail.com

14 novembre, primo sciopero generale europeo. Da costruire, da continuare.


Mentre continua  l'affondo dell’offensiva del capitale, che  usa la
crisi e le politiche economiche   per restringere  spazi, conquiste e
diritti acquisiti dai  lavoratori  e dalle lavoratrici  è sempre più
evidente  quanto la fase renda ancora più  difficile  forme di
aggregazione e  di prassi collettiva che emergano dall’antagonismo dei
lavoratori.
Questa è una fase difficile e apparentemente senza speranza che ci
vede tutti coinvolti nell'ostinarci a aprire spazi politici e di lotta
 per uscire dal pantano nel quale siamo stati spinti dalla
ristrutturazione del capitale, economico e finanziario. Una
ristrutturazione che è in atto su più livelli e  che continua a
guadagnare dalla crisi da un punto di vista economico, ma anche
normativo e sociale.   Il capitalismo ha di fatto incassato  la
deregolamentazione del  lavoro, con  cui contribuire a mettere
all’angolo ogni forma di  sindacalismo conflittuale e rivendicativo,
continua a  ridurre servizi pubblici come scuola e sanità  e a
modularli  con enti bilaterali in differenziati livelli di accesso in
base al reddito di ciascuno,  cerca di distruggere  ogni solidarietà
sociale con la scientifica distruzione dei contratti collettivi
nazionali di categoria .
Sempre più emerge l' incompatibilità del punto di vista dei lavoratori
e delle lavoratrici sul nuovo impianto autoritario che coinvolge ogni
attività lavorativa, pubblica e privata, che ha assunto come centrale
il comando gerarchico sulla forza lavoro, in termini di diritti e di
salario, diretto ed indiretto.
E anche se questo percorso si è svolto all’ombra della complicità
sindacale e politica, esso è destinato ad essere messo in discussione dai
protagonisti che ne stanno pagando le disastrose conseguenze. In tutta
Europa la dittatura finanziaria fatta di autoritarismo padronale e di
vincoli di bilancio è un attacco diretto alla condizione di vita del
proletariato europeo, ed ancora una volta nella storia sono i
lavoratori e le  lavoratrici ad essere chiamati a prendere nelle
proprie mani il proprio destino, politico e sociale.
Il 14 novembre i lavoratori sono chiamati a uno sciopero europeo, il
primo segnale di risposta internazionale a un attacco portato in tutto
il continente in forme diverse ma sempre durissime dalla borghesia
europea ed i suoi governi contro la classe lavoratrice.
E ai lavoratori va restituita la titolarità delle lotte, che saranno
tanto radicali quanto i lavoratori e le lavoratrici sapranno costruirle e
esserne protagonisti.
Protagonisti al di là delle appartenenze sindacali, e unificando finalmente
rivendicazioni e dissenso; protagonisti al di là e nonostante la frammentazione, al di là
e nonostante le logiche di bottega o di  piccolo cabottaggio di chi ha scelto
un'adesione al minimo sindacale da giocare più sui tavoli interni che
nelle piazze, a dimostrazione della subalternità culturale e politica
di buona parte del ceto sindacale, ma a conferma anche del differente impegno e
sostegno a fianco della ristrutturazione del capitale  e delle cadute
che questa ha sulla società in termini generali.
Che siano finalmente  i lavoratori in prima persona ad uscire dalla subalternità
imposta dall’ideologia del capitale e dalla collaborazione sindacale,
residuo di vent’anni di sconfitte figlie di un sistema di relazioni
sociali ormai saltato e non più in grado di reggere lo scontro.
Con uno sciopero generale che sia dei lavoratori e delle lavoratrici e
non delle sigle sindacali, che coinvolga precari e studenti,
licenziati e cassintegrati, partite IVA e dei migranti.
Con uno sciopero che va costruito prima, città per città, con
assemblee, e che non deve finire a fine giornata senza darsi poi
appuntamento per continuare a costruire mobilitazioni.
Per ripartire alla conquista di spazi di agibilità politica e
sindacale, fuori e dentro i luoghi di lavoro, rivendicando salario,
orario, diritti, uguaglianza,
pensioni decorose ed un welfare pubblico, che garantisca una scuola
pubblica e laica a tutti.
Passaggi che oggi sembrano lontane utopie. Ma saranno i soli che potranno
evitare la guerra tra poveri, tra indigeni e stranieri, nella cornice
di un precariato diffuso dove si sta insinuando la barbarie e dove
vien meno sempre più la solidarietà di classe.
Nostro compito, come sempre è quello di stare a fianco dei lavoratori,
nei posti di lavoro e nelle piazze;  perché la nostra condizione di donne ed uomini
operai, impiegati, insegnanti, contadini, pensionati, 
studenti, precari e  disoccupati, lavoratori al nero, 
esodati, partite IVA malpagate è la condizione mutabile all’interno
di queste categorie di salariati sfruttati che stanno pagando quella
che comunemente viene chiamata crisi, per nascondere il gigantesco saccheggio in atto di risorse economiche ed ambientali, di diritti e di civiltà. 
 
83 ° Consiglio dei Delegati FdCA  31/10/2012
 
WWW.FDCA.IT
 
 


LUNGA VITA ALLA FdCA





l'1-2 novembre del 1986 veniva costituita a
Cremona la FdCA, in occasione del suo 2° Congresso nazionale
http://www.fdca.it/Congresso/congresso2/congresso_2.htm

                                     tanti auguri di lunga vita
                                         alla nostra FdCA


Dichiarazione dei Principi della Coordenação Anarquista Brasileira (CAB)



Cos'è la CAB?

La Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) è uno spazio organizzativo costituito nel 2012 il quale intende coordinare organizzazioni anarchiche nazionali e gruppi che agiscono sulla base dei principi e della strategia dell'anarchismo specifista. La CAB nasce a conclusione di un processo organizzativo durato 10 anni, iniziato nel 2002 con il Fórum do Anarquismo Organizado (FAO). Nell'ultimo decennio questo processo ha fatto dei progressi in termini politico-ideologici ed in relazione ai lavoratori nei movimenti popolari. La fondazione della CAB segna dunque il passaggio dal forum ad un coordinamento nazionale, a dimostrazione di un miglioramento in termini organizzativi e nel sostanziare le basi per progredire verso un'organizzazione anarchica brasiliana.

Il nostro concetto organizzativo di anarchismo

Tutti i gruppi e le organizzazioni della CAB, come pure tutti coloro interessati a farne parte, devono condividere, difendere ed applicare la seguente concezione dell'anarchismo, da noi ritenuta il minimo necessario per iniziare progetti unitari. L'anarchismo a cui si richiama la CAB è definito dai seguenti principi politico-ideologici e da una strategia complessiva.

Principi politici ed ideologici

Comprendere, difendere ed implementare :

a) L'anarchismo in quanto ideologia e, dunque, quale sistema di idee, motivazioni ed aspirazioni che necessariamente hanno una connessione con l'azione verso la trasformazione sociale in quanto pratica politica.

b) Un anarchismo in permanente contatto con la lotta di classe dei movimenti sociali contemporanei, che funziona quale strumento di lotta e non quale pura filosofia oppure relegato in piccoli, isolati gruppi settari.

c) Un concetto di classe inclusivo di tutte le componenenti degli sfruttati, dei dominati e degli oppressi nella nostra società.

d) La necessità di un anarchismo che riprenda il suo protagonismo sociale nella ricerca degli spazi migliori in cui esprimersi.

e) La rivoluzione sociale ed il socialismo libertario quali obiettivi di fondo.

f) L'organizzazione quale funzione essenziale ed alternativa all'individualismo ed allo spontaneismo.

g) L'organizzazione anarchica di specifico quale fattore indispensabile per l'intervento nella più svariate manifestazioni della lotta di classe. Vale a dire, la separazione tra il livello politico (quello dell'organizzazione anarchica di specifico) ed il livello sociale (quello dei movimenti sociali, dei sindacati, ecc.).

h) L'organizzazione anarchica quale organizzazione della minoranza agente, ben differente dall'avanguardia autoritaria nel non considerarsi superiore alle organizzazioni di massa del livello sociale. Il livello politico è complementare al livello sociale e viceversa.

i) L'attività principale dell'organizzazione anarchica quale intervento/inserimento sociale nelle manifestazioni della lotta popolare.

j) L'etica quale pilastro fondamentale dell'organizzazione anarchica e come guida di tutta la sua attività.

k) La necessità della propaganda, e la sua diffusione in terreni fertili.

l) La logica dei cerchi concentrici nell'azione, dando corpo ad una forma organizzativa in cui l'impegno sia direttamente associato con il potere deliberativo. Parimenti, un'organizzazione in grado di offrire un'efficace interazione con i movimenti popolari.

m) Chiari criteri di adesione all'organizzazione e posizioni ben definite per tutti coloro che intendono dare una mano (livello dei simpatizzanti/collaboratori).

n) L'autogestione ed il federalismo per il processo decisionale e per le sue necessarie articolazioni, impiegando la democrazia diretta.

o) La ricerca continua del consenso interno ma, nel caso non avesse esito, ricorrere al voto quale metodo per il processo decisionale.

p) Agire sulla base dell'unità teorica, ideologica e programmatica (strategico/pratica). L'organizzazione costruisce collettivamente una linea teorica ed ideologica e, allo stesso modo, determina e segue rigorosamente i percorsi definiti, tutti impegnati a tenere la rotta nella stessa direzione, verso gli obiettivi stabiliti.

q) L'impegno militante e la responsabilità collettiva. Un'organizzazione con militanti responsabili, che non perdoni nè la mancanza di impegno nè l'irresponsabilità. Similarmente, la difesa di un modello in cui i militanti siano responsabili per l'organizzazione, come pure l'organizzazione sia responsabile per i militanti.

r) I militanti dell'organizzazione devono, necessariamente, essere inseriti nell'intervento sociale, come pure essere impegnati in attività interne all'organizzazione (segreterie, ecc...).

Strategia Generale

La strategia generale dell'anarchismo che avochiamo è fondata sui movimenti popolari, nelle loro organizzazioni, come accumulazione di forza, e nell'applicazione di forme avanzate di lotta, allo scopo di guadagnare la rivoluzione ed il socialismo libertario. Un processo che si esplica in congiunzione con l'organizzazione anarchica di specifico la quale, funzionando come strumento/motore, agisce con i movimenti popolari e favorisce le condizioni per la trasformazione. Questi 2 livelli (quello dei movimenti popolari e quello dell'organizzazione anarchica) possono trovare un terzo complemento, quello della tendenza, che si aggiunge quale settore simile ai movimenti popolari.

Questa strategia, dunque, punta a creare ed a partecipare ai movimenti popolari agendo al loro interno con certe concezioni metodologiche e programmatiche, così che essi possano tendere verso un obiettivo di tipo finalistico, che viene consolidato nella costruzione della nuova società.

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

http://www.vermelhoenegro.net/

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Terremoto: nessuna pietà per chi muore sul lavoro


 
Nessuna pietà per chi muore sul lavoro, attori di uno show infinito che li vuole al proprio posto, lavoratori sempre sotto comando, sotto ricatto, con la paura addosso di finire ad ingrossare quel mare di precariato al quale si tenta di sottrarsi, ad ingrossare le fila di un esercito di riserva dove regna la guerra tra poveri e dove si intravede tenue,solamente il riemergere della solidarietà di classe.
Morti sotto le macerie di capannoni crollati dal terremoto emiliano, un terremoto violento come la legislazione e la destrutturazione del lavoro, violento come è violento il ricatto dell'occupazione, operai costretti a lavorare, chi per forza, chi perché ha da tempo assunto il proprio ruolo come sacrificale in una società castale, in cui ogni essere umano non può varcare la soglia della propria situazione sociale, indigeni ed immigrati, caduti sotto il peso dei tetti delle fabbriche emiliane sbriciolate dal terremoto e dalla cultura classista del potere.
Nessuno ha pensato di sospendere le lavorazioni, di verificare lo stato di agibilità dei luoghi di lavoro, tutto si può fermare di fronte alla violenza di un sisma distruttivo, si chiudono le scuole, gli uffici pubblici, si creano zone rosse che impediscono il rientro nelle proprie case a miglia di persone che vengono ospitate in tende o in zone distanti dai luoghi della tragedia, perfino ai detenuti viene concessa una tregua, come successo a quelli del carcere di Ferrara, solo i lavoratori non possono lasciare il loro posto sotto tetti traballanti, in nome del profitto e del dovere vengono sacrificati da una cultura che li vuole sempre più subalterni all'impresa.
Il rientro al lavoro di questi operai d'altronde è obbligato dalla mancanza di coscienza generale rispetto ai lavoratori stessi, ridotti a merce tra le merci perdono, fino a renderlo invisibile quel tratto umano che viene riconosciuto ad altri soggetti, confondendosi tra le vittime del terremoto.
La morte di questi lavoratori non si può imputare al solo terremoto, è il cedimento dei fabbricati che si deve imputare al sisma, ma quei fabbricati in questi giorni di terrore dovevano restare vuoti, come sono restate vuote case e scuole, non si possono transennare di rosso i vecchi borghi pericolanti e continuare ad occupare operai in edifici traballanti.
Una disgrazia che sa di crimine, quando agli operai viene impedito di trovare la via alla propria sopravvivenza e la propria incolumità è in pericolo serve una forte denuncia, anche culturale, perché non si può avere sotto le macerie del terremoto le macchine e gli esseri umani che le devono condurre, sempre di più questa tragedia si sta delineando sullo scenario dello sfruttamento e della subalternità operaia offesa dall'egemonia del profitto capitalistico.

30 maggio 2012
Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici
http://www.fdca.it/