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Contro la mafia lo stato il capitale: azione diretta!

La mattina del 9 maggio 1978 l’Italia si sveglia con due gravi fatti: il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro e quello che i giornali descrissero subito come il “suicidio terroristico” di Peppino Impastato a Cinisi sui binari della ferrovia Palermo-Trapani.

Con una strana coincidenza, si volle subito criminalizzare la morte di Impastato descrivendola come l’involontario suicidio di un “terrorista rosso” che fatalmente – proprio quel giorno – decideva di abbandonare la sua prassi di lotta al sistema per commettere un attentato dinamitardo.

L’evoluzione delle indagini e la successiva sentenza finale, emessa significativamente dopo 20 anni, hanno poi confermato quello che è stato sempre sostenuto da chi lo conosceva e dai suoi compagni di lotta: Impastato è stato ucciso dalla mafia.

Le modalità con cui l’assassinio di Impastato venne abilmente camuffato, la coincidenza temporale con il ritrovamento del corpo di Moro e le coperture istituzionali che a tutti i livelli hanno ostacolato la ricerca della verità su entrambi gli episodi, sono tutti attrezzi del mestiere che lo stato ha sempre utilizzato per portare a compimento le sue strategie di dominio. Nella prassi del potere politico, garante ed espressione del sistema economico capitalistico, la mafia ha sempre avuto un ruolo assolutamente organico alle istituzioni: una compenetrazione grazie alla quale la Sicilia è ancora oggi terra di conquista del potere, ostaggio del ricatto e del terrorismo mafioso.

La lotta alla mafia espressa da Impastato era la lotta di un militante comunista ed era concretamente proiettata al cambiamento sociale. Niente a che vedere con il ritualismo legalitario con cui oggi si tende a riscrivere la storia della Sicilia e di chi ha lottato contro la mafia autonomamente. La legalità in quanto tale è un simulacro vuoto su cui non si può e non si deve appiattire l’azione antimafia perché la legge dello stato è sempre frutto dei rapporti di forza tra le classi e, dunque, esprime gli interessi di chi detiene il potere politico ed economico. Ecco perché mafia e stato sono facce di una stessa medaglia, e tutti quelli che sono stati ammazzati dalla mafia sono sempre stati ammazzati prima dalla politica e dall’isolamento in cui le istituzioni li hanno strumentalmente lasciati.

Oggi siamo qui non solo per riaffermare la nostra solidarietà a Peppino Impastato, ma per rilanciare la mobilitazione contro l’assedio della mafia e dello stato, contro la deriva autoritaria e fascista che si respira in questo paese e per riaffermare che solo attraverso la ripresa della lotta di classe, il rilancio della gestione dal basso delle lotte, la valorizzazione della azione diretta, sarà possibile respingere l’offensiva del potere e far rinascere quella coscienza collettiva ispirata alla solidarietà, alla liberta, all’uguaglianza.


Federazione dei Comunisti Anarchici – Sicilia

Nucleo “Giustizia e Libertà” della Federazione Anarchica Siciliana








comunicato internazionale comunista anarchico congiunto FdCA/WSM/ZACF

1 maggio 2008

Per un nuovo movimento internazionale degli sfruttati
Contro il neoliberismo, contro la guerra, contro la fame e la miseria
Per la pace, per il cibo e la casa per tutti, per il lavoro sicuro e protetto
Per l'alternativa libertaria!

LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO

PERCHE UNA FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI


L'anarchismo si viene definendo come comunismo antiautoritario nel periodo della I Internazionale, durante il quale Bakunin e la maggioranza delle sezioni aderenti all'organizzazione gettano le basi della teoria comunista anarchica che si caratterizza per il dualismo organizzativo - ruolo delle masse come unici soggetti rivoluzionari, ruolo delle minoranze coscienti come "timonieri invisibili" inseriti nell'organizzazione di massa. Nella visione bakuninista l'Associazione Internazionale dei Lavoratori è l'organizzazione di massa e l'Alleanza della democrazia socialista è l'organizzazione delle "minoranze coscienti". Ancora per Bakunin l'anarchia è vista come utopica gestione della società comunista egualitaria e libertaria da raggiungere. Così descriveva Cafiero il carattere spiccatamente comunista dell'anarchismo :"non è tutto affermare che il comunismo è una cosa possibile; possiamo affermare che è necessario. Non solo si può essere comunisti; bisogna esserlo, a rischio di fallire lo scopo della rivoluzione (...) una volta ci dicevamo 'collettivisti' per distinguerci dagli individualisti e dai comunisti autoritari, ma in fondo eravamo semplicemente comunisti antiuautoritari, e, dicendoci 'collettivisti' pensavamo di esprimere in questo modo la nostra idea che tutto dev'essere messo in comune, senza fare differenze tra gli strumenti e i materiali di lavoro e i prodotti del lavoro collettivo (...) Non si può essere anarchici senza essere comunisti (...) Dobbiamo essere comunisti, perché nel comunismo realizzeremo la vera uguaglianza. Dobbiamo essere comunisti perché il popolo, che non afferra i sofismi collettivisti, capisce perfettamente il comunismo. (...) Dobbiamo essere comunisti, perché siamo anarchici, perché l'anarchia e i1 comunismo sono i due termini necessari della rivoluzione " (1) . Se l'anarchismo nasce decisamente comunista, è pur vero che le persecuzioni messe in atto contro la I Internazionale da parte dei governi dell'epoca portano a delle deviazioni rispetto alla teoria bakuninista, deviazioni che lasceranno il segno nella storia del movimento anarchico, soprattutto italiano. Accanto alla "propaganda col fatto" che fu un tentativo di spingere le masse all'insurrezione, - di fatto sostituendosi ad esse - si fa' strada e trae alimento da questa, la corrente antiorganizzatrice che ha le sue basi nella teorizzazione di Kropotkin. Nella teoria kropotkiniana - anarcocomunista -, infatti, il fine dell'azione rivoluzionaria è sempre la società in cui "ognuno dà secondo le sue capacità, ognuno riceve secondo i suoi bisogni", cioè il comunismo. Ma questo comunismo è visto come uno stato armonico naturale a cui l'umanità tenderebbe inevitabilmente sotto due spinte parallele: la natura intrinsecamente solidale dell'uomo, la concezione dell'originaria bontà dell'animo umano porta a privilegiare qualsiasi forma di spontaneità. Il progresso scientifico poi, che sotto il dominio capitalistico è volto ad allontanare l'uomo dalla natura, una volta liberato dal dominio del capitale, avrebbe dovuto essere potente fattore per la formazione di un uomo nuovo, cosciente ed in armonia con la natura. Secondo la concezione kropotkiniana, essendo il comunismo lo sbocco inevitabile della storia umana, se ad esso si arriva spontaneamente sotto la spinta di fattori ineluttabili, quali l'indole stessa degli uomini e le leggi che governano la natura, non occorre disporre di una strategia politica. Anzi, per Kropotkin ed i suoi epigoni, è da rifiutare qualsiasi forma di organizzazione sia politica che sindacale, in quanto entrambe sono forme di canalizzazione della spontaneità, intrinsecamente buona e tendente automaticamente al comunismo. L'organizzazione per gli anarcocomunisti kropotkiniani è "una cosa borghese" che comprimendo la spontaneità allontana dallo sbocco finale dell'evoluzione e impedisce il dispiegarsi della bontà della natura umana e della sua tendenza ad una positiva autorganizzazione. Poiché quello che conta è la purezza della dottrina nella sua visione armonica del mondo, e cioè il fine da raggiungere visto come buono per l'uomo, la lotta di classe è al più uno strumento per il raggiungimento dello scopo finale. L'anarcocomunismo si allontana in questo modo dal filone storico del comunismo anarchico inteso come teoria dell'emancipazione delle classi subalterne e quindi legato indissolubilmente alla lotta di classe, per divenire una teoria valida per tutti gli uomini. Ciò porta al rifiuto della lotta di classe, vista come limitativa di una teoria valida per sempre, che fa leva solo sull'aspirazione eterna di ogni essere umano alla propria libertà; si pone l'accento solo sul rapporto di "potere" e non sul rapporto di sfruttamento. D'altra parte chi individua nella lotta di classe solo uno strumento utile all'emancipazione dell'umanità, rimane deluso dalla lentezza e discontinuità con cui il movimento operaio risponde al richiamo della giustizia sociale, per il suo bisogno costante di ottenere giorno per giorno condizioni di vita migliori all'interno di questa società. Nasce così negli anarcocomunisti di questa tendenza una profonda sfiducia nelle masse, inevitabilmente riformiste, affette da economicismo ed incapaci di prospettive più ampie. Da queste premesse discendono due comportamenti politici, che spesso si confondono e convivono, ma comunque rappresentano una degenerazione dai principi del comunismo anarchico. Nel primo caso l'unico risultato è quello di una propaganda ideologica indiscriminata, volta a conquistare nuovi adepti alla teoria: una sorta di educazionismo in cui si aspetta che gli altri capiscano l'intrinseca bellezza dell'ideale. Nel secondo caso l'azione dei rivoluzionari si sostituisce a quella delle masse, nella convinzione, da una parte che l'atto eroico farà da scintilla all'insurrezione spontanea, dall'altra che qualsiasi azione, pur se priva di inquadramento strategico, in quanto coerente con i fini e con la coscienza del rivoluzionario, sia una tappa verso il comunismo armonico. Se la rivoluzione deve essere armata e distruggere lo Stato, inteso come centro di oppressione, occorre che i rivoluzionari, per adeguare i mezzi ai fini, subito, fin dall'oggi, pratichino in concreto la lotta armata contro lo Stato. Ecco così che questa componente dell'anarchismo è storicamente disponibile a pratiche avventuristiche che non escludono a priori il terrorismo e a legarsi con i propagandisti dell'azione individuale. Costoro, infatti, non devono rispondere a nessun tipo di organizzazione di massa, non hanno da inserire - come devono fare i comunisti anarchici - la loro azione all'interno di un processo di crescita politica della classe operaia e dei suoi alleati volto alla riappropriazione della capacità di autogestione delle lotte e della società. Di fatto per gli anarcocomunisti basterebbe rompere i legami del potere perché spontaneamente si sviluppi questa capacità, perché essa sarebbe un dato intrinseco della natura umana e non frutto di una faticosa e lenta maturazione. Gli anarcocomunisti non hanno in definitiva che da rispondere alla propria coscienza. Partendo da queste premesse gli anarcocomunisti si fanno carico, in quanto rivoluzionari coscienti, di spezzare le catene dell'umanità, senza curarsi del processo di riappropriazione della conoscenza del processo produttivo da parte del proletariato, nella convinzione che la caduta dello Stato provocherà, senza nessuna preparazione precedente, l'avviarsi spontaneo dell'umanità liberata sulla via del comunismo. Se l'anarchismo dunque cadde alla fine del secolo scorso in un periodo di pratiche terroristiche, di isolamento, in molte nazioni esso ritroverà una base di massa attraverso l'anarcosindacalismo, l'azione cioè nelle organizzazioni operaie che lentamente riporterà l'anarchismo alle sue basi comuniste. Non è un caso che accanto a forti organizzazioni anarcosindacaliste ( l' U.G.T .in Francia, la FORA in Argentina, la CNT in Spagna, l'USI in Italia per citare le più conosciute), nei primi venti anni del nuovo secolo si affiancano organizzazioni decisamente comuniste anarchiche (come la Federation Communiste Revolutionnaire in Francia, la Federacion Anarquista Iberica in Spagna e la Unione dei Comunisti Anarchici d'Italia, poi UAI). * * * Definita la linea di demarcazione che ci separa dall'anarcocomunismo è opportuno mettere in evidenza gli elementi distintivi del comunismo anarchico che si sono mantenuti immutati fino ad oggi e che costituiscono la discriminante rispetto alle altre tendenze dell'anarchismo. Il comunismo anarchico nasce come risposta politica alla deviazione antiorganizzatrice dell'anarchismo. Il comunismo anarchico, riprendendo la teoria bakuninista, ha chiara la distinzione fra movimento politico di classe - la minoranza rivoluzionaria - e movimento economico di classe - organizzazione di massa. La prima organizza tutti i militanti dell'organizzazione di massa che si identificano nella medesima teoria, una stessa strategia politica ed un'articolata tattica omogenea. Compito di questa organizzazione è da una parte di essere depositaria della memoria di classe, e dall'altra di elaborare una strategia comune che permetta il collegamento fra le varie situazioni di lotta all'interno della classe, e che sia di stimolo e di guida.

Riprendendo Bakunin che si rivolge "Ai compagni d'Italia" (2) noi oggi diciamo: "... voi isolati, operando ciascuno di propria testa, sarete certamente impotenti; uniti, organizzando le vostre forze, per quanto esse siano scarse in sul principio, in una sola azione collettiva, ispirata al medesimo pensiero, dal medesimo scopo, dalla medesima posizione, voi sarete invincibili". L'organizzazione di massa è invece l'organizzazione che il proletariato si dà per la difesa dei suoi interessi; un'organizzazione quindi eterogenea, che ha come fine l'emancipazione della classe attraverso l'azione diretta, l'autogestione e che pratica questi metodi costantemente. Lo scopo dell'azione di massa realmente autonoma è l'espropriazione del capitale da parte dei lavoratori associati, la restituzione cioè ai produttori e per essi alle loro associazioni, di tutto ciò che ha prodotto il lavoro della classe operaia attraverso i secoli. Lo scopo immediato è di sviluppare sempre di più lo spirito di solidarietà fra gli operai e di resistenza contro gli oppressori, tenere esercitato il proletariato con la lotta continua nelle sue forme più diverse, conquistare oggi stesso tutto ciò che è possibile, strappare al capitalismo in libertà e benessere più che si può, per quanto poco esso sia. Per i comunisti anarchici l'organizzazione è dunque necessaria per le lotte nella società capitalista e contro di essa quale garanzia di uno sbocco rivoluzionario. E' evidente, dalla stessa definizione che il comunismo anarchico da del ruolo dell'organizzazione politica e dell'organizzazione di massa, che la funzione dell'organizzazione comunista anarchica è ben distante da quella leninista, in quanto l'organizzazione politica non è riconosciuta da nessuna istanza sancita all'interno dell'organizzazione di massa, non è e non deve essere una "dirigenza" riconosciuta ed istituzionalizzata che come tale deve imporre delle soluzioni e pretendere leninisticamente di rappresentare i " reali" interessi di classe; ma è solo un luogo di confronto e di elaborazione dei compagni politicamente omogenei che preparano e finalizzano l'intervento politico e le proposte alla loro analisi e alla loro ideologia, senza pretendere che essa venga accettata in virtù del confronto all'interno dell'organizzazione di massa. Anzi dal confronto dialettico all'interno dell'organizzazione di massa essi traggono indicazioni e effettuano una necessaria verifica delle loro analisi e della strategia politica dell'organizzazione. Un'ideologia, quella comunista anarchica, quindi, che assegna un ruolo ben preciso di "motore" del processo rivoluzionario all'organizzazione politica e conferisce il ruolo di agente rivoluzionario per intero alle masse. In questa concezione del ruolo dell'organizzazione si delinea la differenza prioritaria con i marxisti, da un lato, ma anche con tutte con tutte le deviazioni del comunismo anarchico.


Il Consiglio dei Delegati della Federazione dei Comunisti Anarchici


... ... ... 1) CAFIERO, C., Anarchia e comunismo. Riassunto del discorso pronunciato dal compagno Cafiero al Congresso della Federazione giurassiana, ora in DADA', A., L'anarchismo in Italia: fra movimento e partito, Milano,1984,p.187-190.



2) Questo documento pubblicato da Bakunin sotto forma di lettera a Celso Ceretti è stato ripubblicato su


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ULTIMO SALUTO A FRANCO SALOMONE


Giovedì 27 marzo a Savona si sono svolti i funerali del nostro compagno Franco Salomone.

Tanti i lavoratori, i compagni e le compagne presenti all'ultimo saluto per Franco:

colleghi e compagni di lotta e di sindacato, vecchi compagni comunisti libertari della Liguria e dalla Lombardia, compagni del WSM irlandese attualmente in Italia, il circolo FAI di Savona, l'USI di Savona, i compagni di Lotta Comunista e ovviamente le bandiere e i militanti della FdCA.


Un corteo funebre commosso e compatto di circa una ottantina di persone ha attraversato le strade di Savona, con una sosta davanti alla sede della Camera del Lavoro, salutato dalla bandiera a mezza asta della CGIL.

Hanno pronunciato discorsi in memoria di Franco, Pippo Giudice, segretario della CGIL savonese negli anni '70, Beppe Oldani per la Segreteria Nazionale della FdCA e Virgilio Caletti, comunista anarchico cremonese.

Ne è emersa la figura di Franco Salomone quale "sindacalista e rivoluzionario, pragmatico, alieno da qualsivoglia forma di lotta ideologizzata e da qualunque avventurismo sindacale e fautore di battaglie per obiettivi, anche difficili, ma raggiungibili", quale "militante internazionalista ed antifascista", "figura di riferimento e di crescita politica per tanti compagni".

Ne sono state ricordate le battaglia in difesa dei diritti dei lavoratori, della sanità pubblica, per lo sviluppo dell'anarchismo organizzato di classe.

La salma di Franco è stata cremata nel cimitero di Savona e le sue ceneri sono state tumulate nella tomba di famiglia.

Gli organi di stampa locali (Il Secolo XIX e La Stampa) hanno diffusamente ricordato la figura di Franco Salomone, anche grazie ai comunicati stampa della CGIL di Savona e della FdCA.

La Federazione dei Comunisti Anarchici ringrazia tutti i compagni intervenuti, ma soprattutto chi negli ultimi anni (Pina, Marta, Fulmen e Christian) ha assistito da vicino con affetto e dedizione il compagno Franco.

Hanno inviato messaggi di cordoglio diversi compagni da Molfetta, Bisceglie, Bari, Lucca, Asti e Cremona a cui va il nostro ringraziamento.


Segreteria NazionaleFEDERAZIONE dei COMUNISTI ANARCHICI

30 marzo 2008

AL COMPAGNO FRANCO SALOMONE

Franco Salomone, militante della Federazione dei Comunisti Anarchici si è spento dopo anni di dolorosa malattia il 24 marzo a Savona.; con lui scompare un compagno che ha dato un grande contributo al comunismo anarchico e alla lotta di classe.
Impegnato fin da giovanissimo nelle strutture dell'anarchismo ligure, scelse da subito la linea comunista e classista e si impegnò quindi per decenni nella doppia battaglia, quella dell'impegno sul territorio, nelle lotte dei lavoratori, e in contemporanea nella ricostruzione di un anarchismo che a partire dagli anni '50 aveva perso la bussola dei principi comunisti anarchici, annullati in un anarchismo umanista e spesso “di ispirazione borghese” come aveva già denunciato Luigi Fabbri decenni precedenti.
Franco, con altri compagni, molti dei quali liguri, collaborò non poco alla rimessa in piedi di quell'anarchismo di classe che vide poi dagli anni Settanta una fioritura senza pari, sia come strutture organizzative che come impegno nelle lotte politiche e sindacali.
Impegnato per lungo tempo in un lavoro politico transfrontaliero, si divise a lungo fra Francia e Italia, riportando all'anarchismo importanti riflessioni che si elaboravano in Francia fra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta.
Agli inizi degli anni settanta fu l'animatore della rifondazione dell'anarchismo di classe, con i Congressi dei Lavoratori Anarchici, che formarono molti militanti della sinistra antiautoritaria e in contemporanea la rinascita di federazioni di tendenza che allora si definiva comunista libertaria, in somiglianza con quanto avveniva in Francia.
Impegnato, come era già avvenuto con militanti come Marzocchi e molti altri, nella CGIL, passò poi negli anni ottanta all'impegno diretto come sindacalista del settore della Sanità. Non a caso oggi la .CGIL di Savona lo ricorda come anarchico, ma anche: “Franco Salomone è stato anche storico dirigente della CGIL di Savona per la quale è stato per anni responsabile della Sanità e dal 1997 al 2003 Segretario Generale della Funzione Pubblica. Tutta la CGIL di Savona ricorda con affetto Franco e ne piange la scomparsa”.
Dal 2003 riprese anche la militanza attiva, entrando nella Federazione dei Comunisti Anarchici; i compagni della FdCA, nel ricordarlo con stima e affetto, si impegnano a lavorare per la realizzazione degli ideali che con Franco ha condiviso per decenni.



Le compagne e i compagni dell'FdCA lo ricordano con affetto.


comunicato CGIL Savona

LA CGIL DI SAVONA RICORDA FRANCO SALOMONE

Ieri, dopo una lunga malattia, si è spento nella sua abitazione di Savona
Franco Salomone.

Salomone aveva 60 anni ed è stato uno storico militante dell’anarchismo italiano avendo fatto parte fin dalla metà degli anni 60 di diverse organizzazioni comuniste libertarie in Liguria a fianco di personaggi come Umberto Marzocchi ed avendo sempre avuto un rapporto organico con le organizzazioni francesi.

Nel 2003 ha aderito alla Federazione dei Comunisti Anarchici.

Franco Salomone è stato anche storico dirigente della CGIL di Savona per la quale è stato per anni responsabile della Sanità e dal 1997 al 2003Segretario Generale della Funzione Pubblica.

Tutta la CGIL di Savona ricorda con affetto Franco e ne piange la scomparsa.

La CGIL di Savona

25 marzo 2008

AL COMPAGNO CESARE TITTARELLI

La Federazione dei Comunisti Anarchici dà un ultimo addolorato omaggio al compagno Cesare Tittarelli di Jesi che la sera del 21 marzo all'età di 66 anni ha ceduto ad un male implacabile.



Desideriamo ricordare Cesare come attivista sindacale, rivoluzionario e comunista anarchico protagonista di quella stagione di lotta tra anni '60 ed anni '70 in cui la militanza sindacale nelle lotte operaie andava di pari passo con l'impegno per la rinascita dell'anarchismo di classe in Italia e per la costruzione di una organizzazione politica nazionale in grado di riportare l'anarchismo al centro delle lotte sociali e sindacali.

Gli anni della sua militanza nella Organizzazione Anarchica Marchigiana, in quei primi anni '70 in cui nel paese fiorivano le giovani organizzazioni comuniste libertarie che riscoprivano la "Piattaforma" del 1926 e si inserivano su base regionale nello scontro di classe dell'epoca, sono gli anni in cui Cesare matura quella esperienza e quella sua speciale e rara capacità di saper leggere sagacemente nel conflitto sociale le espressioni di autonomia dei lavoratori organizzati ed individuare, quindi, il ruolo politico dell'organizzazione dei comunisti libertari.

Di questa sua grande dote, della sua generosità, della sua esperienza si sono giovati tutti i compagni e tutte le iniziative a cui ha preso parte fino a che ha potuto.

Così lo ricordiamo, così ci mancherà. Ciao Cesare!


Segreteria Nazionale - FdCA
(una delegazione della FdCA parteciperà ai funerali previsti per mercoledì 26 marzoalle ore 16 presso il cimitero di Santa Maria Nuova di Jesi)
SUL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE LIBERTARIA "PIERO RIGGIO"
Il Centro di documentazione libertaria"Piero Riggio", aperto alla consultazione presso l'Università di Palermo - Facoltà di Lettere e Filosofia - sin dal 1999, ha concluso forzosamente la sua attività per ragioni indipendenti dalla volontà dei promotori, bensì legate alla sopraggiunta indisponibilità della Facoltà a rinnovare la concessione di uno spazio idoneo. Il Centro era costituito per la gran parte dai titoli e dai documenti del Fondo Piero Riggio, affidato dalla famiglia Riggio con mandato fiduciario ai compagni Antonio Rampolla e Natale Musarra con finalità di fruizione pubblica dei materiali raccolti da Piero Riggio, tra i componenti del gruppo "N. Machno" di Palermo aderente alla Federazione Anarchica Italiana - FAI; da libri e documenti del Circolo anarchico 30 Febbraio, trasferiti al Centro dai compagni Rampolla e Vaccaro, che del Circolo erano tra gli animatori; nonché, infine, da successive acquisizioni. Nel dicembre del 2005 tra i promotori ebbero a manifestarsi divergenze di natura politica che si rivelarono insanabili. All'atto della chiusura del Centro, libri e documenti furono subito imballati in scatole di cartone e, per iniziativa unilaterale di alcuni dei promotori, senza che tutti gli altri fossero messi a conoscenza delle eventuali misure temporanee da intraprendere per la tutela dell'integrità e per la fruibilità del Centro, vennero trasferiti in un'abitazione privata. Il 13 giugno del 2006 ci fu un momento di incontro comune in cui fu confermata tale collocazione dei libri, soluzione che andava intesa come sistemazione provvisoria in attesa della ristrutturazione dei locali della Facoltà di Lettere addotta dall'allora preside Ruffino come principale motivazione della chiusura del Centro. Da quel momento, la Facoltà di Lettere ristrutturò senza più dare i locali - com'era ampiamente prevedibile - e i contatti tra i promotori del Centro di documentazione libertaria furono del tutto sporadici. Era - ed è - opinione dei firmatari del presente documento che - terminata l'esperienza del Centro - titoli e documenti del Fondo Riggio e del Circolo "30 febbraio" tornassero in possesso di chi ne aveva titolo anche in considerazione del fatto che, per le già citate divergenze politiche, non era possibile dar vita ad altra iniziativa unitaria analoga a quella del Centro. Questi concetti sono stati ribaditi in due riunioni distinte alla fine del 2007 nel corso delle quali, pur riconoscendo la fondatezza delle nostre osservazioni, i nostri interlocutori ribadivano la loro indisponibilità a restituire il materiale indebitamente trattenuto. Si discusse a lungo tra i compagni firmatari della presente se non fosse il caso di riappropriarsi comunque del patrimonio librario e documentale, ma si decise che un'azione del genere avrebbe ridotto lo scontro politico a un livello di immoralità che non ci è affatto congeniale e che ci avrebbe oggettivamente posti sullo stesso piano di chi aveva compiuto l'opera di sottrazione del materiale. Abbiamo quindi deciso di rimettere alla famiglia Riggio il mandato fiduciario. Ci sembra altresì doveroso avvertire gli eventuali frequentatori del nuovo sito di consultazione che i libri e i documenti esposti sugli eventuali scaffali, di cui ovviamente non possiamo più garantire un uso pubblico, sono il frutto di un'azione autoritaria e scorretta, lontanissima anni luce non tanto e non solo da un comportamento libertario, ma anche dalle semplici norme di un'etica civile.

Antonio Rampolla , Salvo Vaccaio, Antonio Cardella , Ludovico Fenech, Edoardo Albeggiani , Alberto La Via, Maurizio Galici
L'esercito di Makhno buca gli schermi russi




A volte può capitare che i sogni si realizzino nel loro opposto. Nell'estate del 2006 sugli schermi della TV russa è andato in onda un film a puntate su Makhno e la makhnovšcina [il popolare movimento contadino libertario in Ukraina, che agì durante la Rivoluzione Russa del 1917-1921 combattendo contro le Guardie Bianche filo-zariste, contro i nazionalisti Ucraini e contro i Bolsceviki]. I produttori del film – ed ancor più il promo TV – promettevano che sarebbe stato "il primo film veritiero sulla figura di Makhno", con cui si sarebbe finalmente onorato un uomo, su cui si era molto mentito nell'URSS, ma che il popolo non aveva mai dimenticato.

Il film "Le 9 vite di Nestor Makhno" (Devyat' Zhiznei Nestora Makhno) è con tutta probabilità la più lunga biografia di un anarchico mai apparsa sugli schermi. Divisa in 12 puntate, la fiction è stata girata in Ucraina nel 2005, ma per qualche ragione è stata trasmessa sulla rete pubblica russa Canale 1 solo nell'estate 2006. Prima ancora, tuttavia, il film era disponibile su un DVD pirata ed aveva fatto scalpore. Poco prima che la TV lo mandasse in onda e che uscisse il DVD "autorizzato", erano stati pubblicati due volumi col copione del film.

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I due "OTTOBRE" di Arscinov da "Delo Truda", n°29, ottobre 1927



I due Ottobre

Piotr Arscinov

Si è stabilito legalmente, col calendario bolscevico, di chiamare la vittoriosa
rivoluzione, operaia e contadina, del 1917 "la Rivoluzione d'Ottobre". C'è del
vero in questo, ma anche un'inesattezza.

Nell'ottobre del 1917 gli operai e i contadini della Russia superarono un
ostacolo colossale per lo sviluppo della rivoluzione; abolirono il potere
nominale delle classi capitaliste, ma ancor prima di ciò realizzarono qualcosa
di pari importanza rivoluzionaria o forse di più fondamentale. Prendendo il
potere economico alle classi capitaliste, e le terre ai grandi proprietari,
essi conquistarono non solo il diritto al lavoro libero e senza supervisori
nelle città, ma anche il controllo totale delle industrie. Conseguentemente, fu
prima dell'Ottobre che i lavoratori distrussero le basi del capitalismo. Era
rimasta solo la superstruttura politica.

Se non non ci fosse stata questa espropriazione generale a danno dei
capitalisti da parte dei lavoratori - la distruzione della macchina statale
borghese -, la rivoluzione politica non avrebbe in alcun modo trionfato. La
resistenza dei proprietari sarebbe stata molto più poderosa.

D'altra parte, gli obiettivi della Rivoluzione Sociale di Ottobre non si
limitavano a farla finita col potere capitalista. Gli operai avevano
sperimentato un lungo periodo di sviluppo pratico di carattere autogestionario,
il quale si perderà negli anni successivi. Pertanto, considerando come un
insieme l'evoluzione della Rivoluzione Socialista russa, Ottobre appare solo
come una fase - benché decisiva e poderosa, certo.

Per questo l'Ottobre non rappresenta da sola, completamente, la rivoluzione
sociale. si deve tenere conto di questa circostanza storica determinante nella
Rivoluzione Sociale russa quando si pensa ai vittoriosi giorni di Ottobre.
Un'altra peculiarità, non meno importante, è che Ottobre ha due significati -
quello che gli fu dato dalle masse lavoratrici che parteciparono alla
Rivoluzione Sociale, e con essi dai comunista-anarchici; e quello che gli fu
dato dal partito politico che ha conquistato il potere a partire da questa
aspirazione alla Rivoluzione Sociale, e che ha tradito e soffocato con la forza
ogni posteriore sviluppo.

Un'enorme distanza esiste tra queste due interpretazioni dell'Ottobre.

L'Ottobre degli operai e dei contadini è la soppressione del potere delle
classi parassitarie in nome dell'uguaglianza e dell'autogestione. L'Ottobre dei
Bolscevichi è la conquista del potere per il partito dell'intelligentsia
rivoluzionaria, l'instaurazione del suo "Stato Socialista" e dei suoi metodi
"socialisti" di governare le masse.


L'Ottobre operaio

La Rivoluzione di Febbraio colse di sorpresa i vari partiti rivoluzionario, in
una fase di completa confusione e, senza dubbio, essi si meravigliarono
considerevolmente per il profondo carattere sociale della nascente rivoluzione.
In un primo tempo nessuno salvo gli anarchici, voleva crederlo. Il Partito
Bolscevico, che diceva sempre di esprimere le aspirazioni più radicali della
classe operaio, sul piano delle finalità non poté andare oltre i limiti di una
rivoluzione borghese.

Fu solo alla conferenza di Aprile che ci si pose la questione di sapere che
cosa stesse realmente accadendo in Russia. Se si trattava solo del
rovesciamento dello zarismo, oppure se era la rivoluzione ad andare oltre -
verso una meta tanto lontana come il rovesciamento del capitalismo?

Quest'ultima eventualità pose ai bolscevichi il problema di sapere che tattica
seguire. Lenin prima degli altri bolscevichi fu consapevole del carattere
sociale della rivoluzione ed enfatizzò la necessità di conquistare il potere.
Vide un appoggio decisivo nel movimento operaio e contadino che stava sempre di
più smantellando le basi della borghesia industriale e rurale. Un accordo
unanime su queste questioni non poteva essere raggiunto, neanche nei giorni di
Ottobre. Per tutto il tempo, il partito manovrò tra le parole d'ordine sociali
delle masse e la concezione di una rivoluzione social-democratica, a partire
dalla quale essi si erano costituiti e si erano sviluppati.

Senza opporsi agli slogan della piccola e gran borghesia in favore di
un'Assemblea Costituente, il partito fece del suo meglio per controllare le
masse, pretendendo di mantenere il passo con loro, mentre esse dopo la caduta
dello zarismo marciavano erette sempre più avanti. In quel periodo gli operai
procedettero in modo impetuoso, abbattendo implacabilmente i loro nemici a
destra o a sinistra. I grandi proprietari terrieri cominciarono a lasciare le
campagne, fuggendo dai contadini insorti e cercando la protezione per i propri
beni e le proprie persone nelle città. Nel frattempo, i contadini procedevano a
una ridistribuzione diretta del suolo e non volevano sentire parlare di
convivenza o coesistenza coi proprietari terrieri.

Nelle città, intanto, si era avuto un repentino cambiamento nei rapporti tra
gli operai e gli impresari. Grazie agli sforzi del genio collettivo delle
masse, i Comitati di lavoratori sorgevano in ogni industria: officine,
trasporti, miniere ... intervenendo direttamente sulla produzione, ignorando i
proprietari e mettendo all'ordine del giorno l'eliminazione di costoro dalla
produzione.

In questo modo, in varie parti del paese gli operai riuscirono a
collettivizzare l'industria. Simultaneamente, tutta la la Russia rivoluzionaria
si copriva di una vasta rete di Soviet operai e contadini funzionanti come
organi di autogestione. Si svilupparono prolungando e difendendo la
rivoluzione.

L'ordine e l'amministrazione capitalisti, esistevano ancora nominalmente nel
paese, ma il vasto sistema di autogestione operaia, economica e sociale, si era
formato al suo interno in parallelo e si sviluppava.

Questo regime di Soviet e comitati di fabbrica, per il solo fatto della sua
comparsa, minacciava mortalmente il sistema statale. Deve essere chiarito che
la nascita e sviluppo dei Soviet e dei comitati di fabbrica non ha niente a che
vedere con principi autoritari.

Al contrario, essi erano, nell'esatto senso del termine, organi di autogestione
sociale ed economica delle masse, e in nessun caso organi del potere statale.
Si opponevano all'apparato statale che cercava di dirigere le masse e preparare
una battaglia decisiva contro di esse.

"La fabbrica agli operai - la terra ai contadini" - questi erano le consegne
con cui le masse rivoluzionarie urbane e contadine partecipavano alla sconfitta
dell'apparato dello Stato delle classi possidenti, in nome di un nuovo sistema
sociale, fondato sulle cellule di base dei comitati di fabbrica e dei Soviet
sociali ed economici.

Queste rivendicazioni circolavano da un estremo all'altro della Russia operaia,
influenzando profondamente l'azione diretta contro la coalizione di governo
socialista-borghese.

Come spiegavamo, gli operai e contadini stavano lavorando già nel senso
dell'intera ricostruzione del sistema industriale e agrario della Russia già
prima dell'Ottobre 1917. La questione agraria era virtualmente risolta a opera
dei contadini poveri dal giugno al settembre del 1917.

I lavoratori urbani, da parte loro, misero in funzione organi di autogestione
sociale ed economica, strappando allo Stato e ai proprietari le loro funzioni
organizzative nella produzione. La Rivoluzione Operaia di Ottobre spianò
l'ultimo e più grande ostacolo per la rivoluzione, il potere statale delle
classi proprietarie, già sconfitte e disorganizzate. Quest'ultima evoluzione
aprì un vasto orizzonte per il conseguimento della Rivoluzione Sociale
collocandola nel percorso creativo della ricostruzione socialista della
società, a cui già avevano mirato gli operai nei mesi precedenti. Questo è
l'Ottobre degli operai e dei contadini.

Significò un poderoso tentativo dei lavoratori manuali sfruttati di distruggere
totalmente le basi della società capitalista e di costruire una società di
lavoratori basata sui principi di uguaglianza, indipendenza ed autogestione del
proletariato urbano e rurale. Questo Ottobre non raggiunse la sua conclusione
naturale. Fu interrotto violentemente per l'Ottobre del partito Bolscevico che
estese progressivamente la sua dittatura nel paese.


L'Ottobre bolscevico

Tutti i partiti statalisti, incluso quello bolscevico, limitarono la
Rivoluzione Russa all'instaurazione di un regime social-democratico. Fu solo
quando gli operai e i contadini di tutta la Russia si orientarono a colpire le
basi dell'ordine agrario-borghese, e la rivoluzione si presentò come un fatto
storico irreversibile, fu solo allora che i Bolscevichi cominciarono a
discutere sul carattere sociale della Rivoluzione russa, ed a modificare di
conseguenza le loro tattiche. Non c'era neanche unanimità nel Partito sui temi
inerenti al carattere e all'orientamento degli eventi che stavano sviluppando
in Ottobre.

Più ancora, la Rivoluzione di Ottobre, con quel che seguì, si sviluppò mentre
il Comitato Centrale del Partito era diviso in due tendenze. Mentre una parte,
con Lenin alla testa, prevedeva l'inevitabile Rivoluzione Sociale e proponeva
di prepararsi alla conquista del potere, l'altra tendenza, guidata da Zinoviev
e Kamenev, denunciava il tentativo di Rivoluzione Sociale come avventurista e
non andava oltre il richiamo alla convocazione dell'Assemblea Costituente, in
cui i Bolscevichi avrebbero occupato i posti più a sinistra (Cfr. "Le lezioni
d'Ottobre" di Trotsky).

Il punto di vista di Lenin prevalse ed il Partito cominciò a mobilitare le sue
forze per l'eventualità della lotta decisiva delle masse contro il governo
provvisorio. Il Partito cominciò ad infiltrarsi nei comitati di fabbrica e nei
Soviet dei Delegati Operai, facendo il possibile per ottenere in questi organi
di autogestione, ancora poco sperimentati, il maggior numero di mandati, al
fine di controllarne le azioni. Tuttavia, la concezione dei Bolscevichi su
Soviet e comitati di fabbrica, e il loro avvicinamento a essi, erano
fondamentalmente diversi da quelli delle masse.

Mentre la massa operaia li considerava come organi della sua autogestione
sociale ed economica, il Partito Bolscevico li vedeva come mezzi per strappare
il potere alla decrepita borghesia e dopo di ciò usare questo potere in
conformità alla sua dottrina di partito.

Quindi, un'enorme differenza si rivelava tra le masse rivoluzionarie e il
Partito Bolscevico nella sua concezione e prospettive per l'Ottobre.
Nel primo caso si trattava di sconfiggere il Potere con l'obiettivo di ampliare
e fortificare gli organi di autogestione operaia e contadina già costituiti.
Nel secondo caso, la questione stava nell'orientare questi organi alla presa
del potere e nel subordinare tutte le forze rivoluzionarie al Partito.

Questa divergenza, come vediamo, era enorme.

E aumentò in seguito durante tutto il corso ulteriore Della Rivoluzione russa,
giocando un ruolo funesto nel destino di quest'ultima. Il successo dei
bolscevichi nella Rivoluzione di Ottobre - cioè, il fatto che si trovassero nel
potere, da dove subordinarono tutta la rivoluzione al Partito - si spiega con
la sua abilità nel sostituire l'idea del potere sovietico alla idea della
rivoluzione sociale e dell'emancipazione sociale delle masse.

A priori, queste due idee sembravano non contraddirsi, poiché era possibile
intendere il "potere sovietico" come il potere dei soviet, e così si facilitava
la sostituzione dell'idea del potere sovietico a scapito di quella della
Rivoluzione.

Tuttavia, nella loro realizzazione e nelle loro conseguenze, queste idee
stavano fra di loro in violenta contraddizione. La concezione del Potere
Sovietico incarnato nello Stato Bolscevico, produsse un potere borghese
interamente tradizionale, concentrato in un pugno di individui che sottomisero
alla loro autorità tutto quello che era fondamentale e più poderoso nella vita
del paese - in questo caso, la Rivoluzione Sociale. Allora, con l'aiuto del
"Potere dei Soviets" dove i bolscevichi monopolizzavano quasi tutti i posti -
effettivamente, ottennero un potere totale e poterono proclamare la loro
dittatura in lungo e in largo nel territorio rivoluzionario.
Questo concesse loro la possibilità di strangolare tutte le correnti
rivoluzionarie dei lavoratori che non erano d'accordo con la loro dottrina che
alterava completamente il corso della Rivoluzione Russa, facendole adottare una
moltitudine di misure contrarie alla sua essenza.

Una di queste misure fu la militarizzazione del lavoro durante gli anni del
Comunismo di Guerra - militarizzazione degli operai affinché milioni di
truffatori e parassiti potessero vivere in pace, lusso ed ozio. Un'altra misura
fu la lotta tra la città e le campagne, provocata dalla politica del Partito,
che considerava i contadini come elementi non fidati ed estranei alla
Rivoluzione. Ci fu anche, infine, uno strangolamento del pensiero libertario e
del movimento anarchico, le cui idee sociali e le cui parole d'ordine furono la
forza della Rivoluzione Russa, orientandosi verso la rivoluzione sociale. Altre
misure consistettero nella proscrizione del movimento operaio indipendente,
nella soppressione della libertà di espressione dei lavoratori in generale.

Tutto si riduceva a un unico centro, da dove emanavano tutte le istruzioni
relative alle forme di vita, di pensiero, di azione delle masse lavoratrici.

Questo è l'Ottobre dei Bolscevichi.

In esso si incarnava l'ideale seguito per decenni dall'intelligentsia
socialista rivoluzionaria, realizzato ora all'ingrosso dalla dittatura del
Partito Comunista di Tutte le Russie. Quest'ideale soddisfa l'intelligentsia
dominante, a dispetto delle sue catastrofiche conseguenze per gli operai; e ora
essa può celebrare con la dovuta pompa il suo decimo anniversario al potere.


Gli anarchici

L'Anarchismo Rivoluzionario fu l'unica corrente politico-sociale a esaltare
l'idea della rivoluzione sociale degli operai e dei contadini, tanto durante la
Rivoluzione di 1905 come nei primi giorni della Rivoluzione di Ottobre. In
realtà, il ruolo che avrebbero potuto giocare era colossale, così come furono i
metodi di lotta usati dalle masse.

Allo stesso modo, nessuna teoria politico-sociale si sarebbe potuta mescolare
in modo più armonioso con lo spirito e l'orientamento della Rivoluzione. Gli
interventi degli oratori anarchici nel 1917 erano ascoltati con una particolare
fiducia e attenzione dagli operai.

Poteva sembrare che il potenziale rivoluzionario degli operai e dei contadini,
insieme al potere ideologico e tattico degli anarchici, potevano rappresentare
una forza irresistibile. Sfortunatamente, questa unione non ebbe luogo.

Alcuni anarchici isolati, occasionalmente svolgevano un'intensa attività
rivoluzionaria tra gli operai, ma non c'era un'organizzazione anarchica dalle
grandi apertura alare che dirigesse azioni più continuative e coordinate (al di
fuori della Confederazione Nabat e della Makhnovshcina in Ucraina).

Solo una tale organizzazione avrebbe potuto unire gli anarchici e i milioni di
operai. Durante un periodo rivoluzionario tanto importante e vantaggioso gli
anarchici si limitarono alle attività ristrette di piccoli gruppi, invece di
orientarsi verso l'azione politica di masse.

Preferirono annegare nel mare delle loro dispute interne, senza cercare di
orientarsi verso una tattica comune all'anarchismo.

Per questa carenza, si condannarono all'inazione e alla sterilità durante i
momenti più importanti della Rivoluzione sociale.

Le cause dello stato catastrofico del movimento anarchico, risiedevano nella
sua dispersione, nella disorganizzazione e assenza di una tattica collettiva -
cose che quasi sempre sono state sostenute a livello di principi da parte degli
anarchici - evitando di muovere un solo passo organizzativo capace di orientare
la rivoluzione sociale in maniera decisiva.

Non è questione di denunciare, in realtà, coloro che, per la loro demagogia, la
loro mancanza di riflessione, e la loro irresponsabilità contribuirono a creare
questa situazione. Bensì si tratta di fare in modo che l'esperienza tragica che
ha portato le masse operaie alla sconfitta, e l'anarchismo sull'orlo
dell'abisso, venga assimilata fin d'ora e in avanti. Dobbiamo combattere e
stigmatizzare senza misericordia quanti in una forma o in un'altra continuano a
perpetuare il caos e la confusione nell'Anarchismo, tutti quelli che ne
impediscono il ristabilimento e l'organizzazione. In altre parole, coloro le
cui azioni vadano contro gli sforzi del movimento per l'emancipazione operaia e
la realizzazione della società Comunista Anarchica.

Le masse lavoratrici apprezzano l'Anarchismo e ne sono istintivamente attratte,
ma non lavoreranno col movimento anarchico fino a quando non si convincano
della sua coerenza teorica e organizzativa. È necessario che ognuno di noi
assuma il massimo impegno per il raggiungimento di questa coerenza.


Conclusioni e prospettive

La pratica bolscevica degli ultimi dieci anni mostra chiaramente l'orientamento
di questo potere, ogni anno si restringono un po' più i diritti politici e
sociali dei lavoratori, e gli sono strappate le loro conquiste rivoluzionarie.
Non c'è dubbio che la "missione storica" del Partito Bolscevico si presenta
vuota di significato e che cercherà di portare alla Rivoluzione Russa al suo
obiettivo finale: il Capitalismo di Stato degli schiavi salariati; vale dire,
il rafforzamento del potere degli sfruttatori e l'accrescimento della la
miseria degli sfruttati.

Parlando del Partito Bolscevico come parte dell'intelligentsia socialista che
esercita il suo potere sulle masse lavoratrici della città e delle campagne, ci
riferiamo al suo nucleo dirigente centrale che - per la sua origine, la sua
formazione e il suo stile di vita - non ha niente in comune con la classe
operaio, ma a dispetto di ciò, dirige tutti i dettagli della vita del partito e
del paese. Questo nucleo cercherà di mantenersi a spese del proletariato, che
non può sperare niente da esso.

Le possibilità offerte dai militanti di base del Partito, includendo le
Gioventù Comuniste, sembrerebbero essere differenti. Questa massa ha
partecipato passivamente alle politiche negative e controrivoluzionarie del
Partito, ma provenendo dalla classe operaia, è capace di arrivare a rendersi
conto della realtà dell'autentico Ottobre degli operai e dei contadini e di
dirigersi verso di esso. Non c'è dubbio che da queste fila verranno molti
combattenti dell'Ottobre dei lavoratori.

Speriamo che ne assimilino rapidamente il carattere anarchico, e che vengano in
suo aiuto. Da parte nostra, ci sia consentito di sottolineare questo carattere
per quanto ci sia possibile, e di aiutare le masse a riconquistare e conservare
le grandi conquiste rivoluzionarie.

"Delo Truda", n°29, ottobre 1927


Tradotto dal francese da Pier Francesco Zarcone per il Nestor Makhno Archive,
dicembre 2007.