14 novembre, primo sciopero generale europeo. Da costruire, da continuare.


Mentre continua  l'affondo dell’offensiva del capitale, che  usa la
crisi e le politiche economiche   per restringere  spazi, conquiste e
diritti acquisiti dai  lavoratori  e dalle lavoratrici  è sempre più
evidente  quanto la fase renda ancora più  difficile  forme di
aggregazione e  di prassi collettiva che emergano dall’antagonismo dei
lavoratori.
Questa è una fase difficile e apparentemente senza speranza che ci
vede tutti coinvolti nell'ostinarci a aprire spazi politici e di lotta
 per uscire dal pantano nel quale siamo stati spinti dalla
ristrutturazione del capitale, economico e finanziario. Una
ristrutturazione che è in atto su più livelli e  che continua a
guadagnare dalla crisi da un punto di vista economico, ma anche
normativo e sociale.   Il capitalismo ha di fatto incassato  la
deregolamentazione del  lavoro, con  cui contribuire a mettere
all’angolo ogni forma di  sindacalismo conflittuale e rivendicativo,
continua a  ridurre servizi pubblici come scuola e sanità  e a
modularli  con enti bilaterali in differenziati livelli di accesso in
base al reddito di ciascuno,  cerca di distruggere  ogni solidarietà
sociale con la scientifica distruzione dei contratti collettivi
nazionali di categoria .
Sempre più emerge l' incompatibilità del punto di vista dei lavoratori
e delle lavoratrici sul nuovo impianto autoritario che coinvolge ogni
attività lavorativa, pubblica e privata, che ha assunto come centrale
il comando gerarchico sulla forza lavoro, in termini di diritti e di
salario, diretto ed indiretto.
E anche se questo percorso si è svolto all’ombra della complicità
sindacale e politica, esso è destinato ad essere messo in discussione dai
protagonisti che ne stanno pagando le disastrose conseguenze. In tutta
Europa la dittatura finanziaria fatta di autoritarismo padronale e di
vincoli di bilancio è un attacco diretto alla condizione di vita del
proletariato europeo, ed ancora una volta nella storia sono i
lavoratori e le  lavoratrici ad essere chiamati a prendere nelle
proprie mani il proprio destino, politico e sociale.
Il 14 novembre i lavoratori sono chiamati a uno sciopero europeo, il
primo segnale di risposta internazionale a un attacco portato in tutto
il continente in forme diverse ma sempre durissime dalla borghesia
europea ed i suoi governi contro la classe lavoratrice.
E ai lavoratori va restituita la titolarità delle lotte, che saranno
tanto radicali quanto i lavoratori e le lavoratrici sapranno costruirle e
esserne protagonisti.
Protagonisti al di là delle appartenenze sindacali, e unificando finalmente
rivendicazioni e dissenso; protagonisti al di là e nonostante la frammentazione, al di là
e nonostante le logiche di bottega o di  piccolo cabottaggio di chi ha scelto
un'adesione al minimo sindacale da giocare più sui tavoli interni che
nelle piazze, a dimostrazione della subalternità culturale e politica
di buona parte del ceto sindacale, ma a conferma anche del differente impegno e
sostegno a fianco della ristrutturazione del capitale  e delle cadute
che questa ha sulla società in termini generali.
Che siano finalmente  i lavoratori in prima persona ad uscire dalla subalternità
imposta dall’ideologia del capitale e dalla collaborazione sindacale,
residuo di vent’anni di sconfitte figlie di un sistema di relazioni
sociali ormai saltato e non più in grado di reggere lo scontro.
Con uno sciopero generale che sia dei lavoratori e delle lavoratrici e
non delle sigle sindacali, che coinvolga precari e studenti,
licenziati e cassintegrati, partite IVA e dei migranti.
Con uno sciopero che va costruito prima, città per città, con
assemblee, e che non deve finire a fine giornata senza darsi poi
appuntamento per continuare a costruire mobilitazioni.
Per ripartire alla conquista di spazi di agibilità politica e
sindacale, fuori e dentro i luoghi di lavoro, rivendicando salario,
orario, diritti, uguaglianza,
pensioni decorose ed un welfare pubblico, che garantisca una scuola
pubblica e laica a tutti.
Passaggi che oggi sembrano lontane utopie. Ma saranno i soli che potranno
evitare la guerra tra poveri, tra indigeni e stranieri, nella cornice
di un precariato diffuso dove si sta insinuando la barbarie e dove
vien meno sempre più la solidarietà di classe.
Nostro compito, come sempre è quello di stare a fianco dei lavoratori,
nei posti di lavoro e nelle piazze;  perché la nostra condizione di donne ed uomini
operai, impiegati, insegnanti, contadini, pensionati, 
studenti, precari e  disoccupati, lavoratori al nero, 
esodati, partite IVA malpagate è la condizione mutabile all’interno
di queste categorie di salariati sfruttati che stanno pagando quella
che comunemente viene chiamata crisi, per nascondere il gigantesco saccheggio in atto di risorse economiche ed ambientali, di diritti e di civiltà. 
 
83 ° Consiglio dei Delegati FdCA  31/10/2012
 
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LUNGA VITA ALLA FdCA





l'1-2 novembre del 1986 veniva costituita a
Cremona la FdCA, in occasione del suo 2° Congresso nazionale
http://www.fdca.it/Congresso/congresso2/congresso_2.htm

                                     tanti auguri di lunga vita
                                         alla nostra FdCA


Dichiarazione dei Principi della Coordenação Anarquista Brasileira (CAB)



Cos'è la CAB?

La Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) è uno spazio organizzativo costituito nel 2012 il quale intende coordinare organizzazioni anarchiche nazionali e gruppi che agiscono sulla base dei principi e della strategia dell'anarchismo specifista. La CAB nasce a conclusione di un processo organizzativo durato 10 anni, iniziato nel 2002 con il Fórum do Anarquismo Organizado (FAO). Nell'ultimo decennio questo processo ha fatto dei progressi in termini politico-ideologici ed in relazione ai lavoratori nei movimenti popolari. La fondazione della CAB segna dunque il passaggio dal forum ad un coordinamento nazionale, a dimostrazione di un miglioramento in termini organizzativi e nel sostanziare le basi per progredire verso un'organizzazione anarchica brasiliana.

Il nostro concetto organizzativo di anarchismo

Tutti i gruppi e le organizzazioni della CAB, come pure tutti coloro interessati a farne parte, devono condividere, difendere ed applicare la seguente concezione dell'anarchismo, da noi ritenuta il minimo necessario per iniziare progetti unitari. L'anarchismo a cui si richiama la CAB è definito dai seguenti principi politico-ideologici e da una strategia complessiva.

Principi politici ed ideologici

Comprendere, difendere ed implementare :

a) L'anarchismo in quanto ideologia e, dunque, quale sistema di idee, motivazioni ed aspirazioni che necessariamente hanno una connessione con l'azione verso la trasformazione sociale in quanto pratica politica.

b) Un anarchismo in permanente contatto con la lotta di classe dei movimenti sociali contemporanei, che funziona quale strumento di lotta e non quale pura filosofia oppure relegato in piccoli, isolati gruppi settari.

c) Un concetto di classe inclusivo di tutte le componenenti degli sfruttati, dei dominati e degli oppressi nella nostra società.

d) La necessità di un anarchismo che riprenda il suo protagonismo sociale nella ricerca degli spazi migliori in cui esprimersi.

e) La rivoluzione sociale ed il socialismo libertario quali obiettivi di fondo.

f) L'organizzazione quale funzione essenziale ed alternativa all'individualismo ed allo spontaneismo.

g) L'organizzazione anarchica di specifico quale fattore indispensabile per l'intervento nella più svariate manifestazioni della lotta di classe. Vale a dire, la separazione tra il livello politico (quello dell'organizzazione anarchica di specifico) ed il livello sociale (quello dei movimenti sociali, dei sindacati, ecc.).

h) L'organizzazione anarchica quale organizzazione della minoranza agente, ben differente dall'avanguardia autoritaria nel non considerarsi superiore alle organizzazioni di massa del livello sociale. Il livello politico è complementare al livello sociale e viceversa.

i) L'attività principale dell'organizzazione anarchica quale intervento/inserimento sociale nelle manifestazioni della lotta popolare.

j) L'etica quale pilastro fondamentale dell'organizzazione anarchica e come guida di tutta la sua attività.

k) La necessità della propaganda, e la sua diffusione in terreni fertili.

l) La logica dei cerchi concentrici nell'azione, dando corpo ad una forma organizzativa in cui l'impegno sia direttamente associato con il potere deliberativo. Parimenti, un'organizzazione in grado di offrire un'efficace interazione con i movimenti popolari.

m) Chiari criteri di adesione all'organizzazione e posizioni ben definite per tutti coloro che intendono dare una mano (livello dei simpatizzanti/collaboratori).

n) L'autogestione ed il federalismo per il processo decisionale e per le sue necessarie articolazioni, impiegando la democrazia diretta.

o) La ricerca continua del consenso interno ma, nel caso non avesse esito, ricorrere al voto quale metodo per il processo decisionale.

p) Agire sulla base dell'unità teorica, ideologica e programmatica (strategico/pratica). L'organizzazione costruisce collettivamente una linea teorica ed ideologica e, allo stesso modo, determina e segue rigorosamente i percorsi definiti, tutti impegnati a tenere la rotta nella stessa direzione, verso gli obiettivi stabiliti.

q) L'impegno militante e la responsabilità collettiva. Un'organizzazione con militanti responsabili, che non perdoni nè la mancanza di impegno nè l'irresponsabilità. Similarmente, la difesa di un modello in cui i militanti siano responsabili per l'organizzazione, come pure l'organizzazione sia responsabile per i militanti.

r) I militanti dell'organizzazione devono, necessariamente, essere inseriti nell'intervento sociale, come pure essere impegnati in attività interne all'organizzazione (segreterie, ecc...).

Strategia Generale

La strategia generale dell'anarchismo che avochiamo è fondata sui movimenti popolari, nelle loro organizzazioni, come accumulazione di forza, e nell'applicazione di forme avanzate di lotta, allo scopo di guadagnare la rivoluzione ed il socialismo libertario. Un processo che si esplica in congiunzione con l'organizzazione anarchica di specifico la quale, funzionando come strumento/motore, agisce con i movimenti popolari e favorisce le condizioni per la trasformazione. Questi 2 livelli (quello dei movimenti popolari e quello dell'organizzazione anarchica) possono trovare un terzo complemento, quello della tendenza, che si aggiunge quale settore simile ai movimenti popolari.

Questa strategia, dunque, punta a creare ed a partecipare ai movimenti popolari agendo al loro interno con certe concezioni metodologiche e programmatiche, così che essi possano tendere verso un obiettivo di tipo finalistico, che viene consolidato nella costruzione della nuova società.

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

http://www.vermelhoenegro.net/

http://www.fdca.it/



Terremoto: nessuna pietà per chi muore sul lavoro


 
Nessuna pietà per chi muore sul lavoro, attori di uno show infinito che li vuole al proprio posto, lavoratori sempre sotto comando, sotto ricatto, con la paura addosso di finire ad ingrossare quel mare di precariato al quale si tenta di sottrarsi, ad ingrossare le fila di un esercito di riserva dove regna la guerra tra poveri e dove si intravede tenue,solamente il riemergere della solidarietà di classe.
Morti sotto le macerie di capannoni crollati dal terremoto emiliano, un terremoto violento come la legislazione e la destrutturazione del lavoro, violento come è violento il ricatto dell'occupazione, operai costretti a lavorare, chi per forza, chi perché ha da tempo assunto il proprio ruolo come sacrificale in una società castale, in cui ogni essere umano non può varcare la soglia della propria situazione sociale, indigeni ed immigrati, caduti sotto il peso dei tetti delle fabbriche emiliane sbriciolate dal terremoto e dalla cultura classista del potere.
Nessuno ha pensato di sospendere le lavorazioni, di verificare lo stato di agibilità dei luoghi di lavoro, tutto si può fermare di fronte alla violenza di un sisma distruttivo, si chiudono le scuole, gli uffici pubblici, si creano zone rosse che impediscono il rientro nelle proprie case a miglia di persone che vengono ospitate in tende o in zone distanti dai luoghi della tragedia, perfino ai detenuti viene concessa una tregua, come successo a quelli del carcere di Ferrara, solo i lavoratori non possono lasciare il loro posto sotto tetti traballanti, in nome del profitto e del dovere vengono sacrificati da una cultura che li vuole sempre più subalterni all'impresa.
Il rientro al lavoro di questi operai d'altronde è obbligato dalla mancanza di coscienza generale rispetto ai lavoratori stessi, ridotti a merce tra le merci perdono, fino a renderlo invisibile quel tratto umano che viene riconosciuto ad altri soggetti, confondendosi tra le vittime del terremoto.
La morte di questi lavoratori non si può imputare al solo terremoto, è il cedimento dei fabbricati che si deve imputare al sisma, ma quei fabbricati in questi giorni di terrore dovevano restare vuoti, come sono restate vuote case e scuole, non si possono transennare di rosso i vecchi borghi pericolanti e continuare ad occupare operai in edifici traballanti.
Una disgrazia che sa di crimine, quando agli operai viene impedito di trovare la via alla propria sopravvivenza e la propria incolumità è in pericolo serve una forte denuncia, anche culturale, perché non si può avere sotto le macerie del terremoto le macchine e gli esseri umani che le devono condurre, sempre di più questa tragedia si sta delineando sullo scenario dello sfruttamento e della subalternità operaia offesa dall'egemonia del profitto capitalistico.

30 maggio 2012
Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici
http://www.fdca.it/

Petizione per la liberazione di Laura segretaria della CGT - Barcellona

Questi i link per firmare.

http://laurallibertat.wordpress.com/llista-dadhesions-lista-de-adhesiones/

http://actuable.es/peticiones/libertad-laura-g-y-todos-pres-s-del-29m

http://www.cgtbarcelona.org/

www.cgtcatalunya.cat

Carcere per la Segretaria d'Organizzazione della CGT-Barcellona

Felip Puig (responsabile del Ministero dell'Interno) aumenta i suoi ostaggi
Oggi, mercoledi 25 aprile, la Gip di Barcellona ha decretato carcere preventiva senza possibilità di cauzione per la Secretaria d'Organizzazione della CGT-Barcellona, accusata d'incendio e derivanti danni, coercizione, disordine pubblica e delitti contro i diritti fondamentali.

La CGT ritiene che ci sono pressioni politiche in corso, sia sulla Corte che sul procuratore, dal momento che una persona con la fedina penale pulita, con dimora fissa, lavoro fisso, e una figlia che vive con lei, viene considerata da parte dell'accusa a rischio di fuga e recidiva prima ancora di essere processata e condannata. Questi standards non si applicano ai banchieri o ai politici indagati per corruzione, che vengono abitualmente rilasciati. Dobbiamo davvero mettere in discussione la cosiddetta "indipendenza della magistratura" insieme agli altri poteri in questo cosiddetto "stato di diritto".

La CGT crede che non ci sia alcuna ragione per giustificare l'arresto, né tanto meno la sua carcerazione, che è un chiaro abuso di potere e violazione del diritto di non essere privato della libertà.

Non c'era bisogno di un circo mediatico come quello montato da parte della polizia catalana, che avevano bisogno di provare a dare l'esempio, arrestando e reprimendo persone e organizzazioni che protestano e mettono in discussione il sistema senza essere canalizzati attraverso "agenti sociali autorizzati e addestrati".

Gli affiliati e le affiliate della CGT agiscono a viso scoperto, non nascondiamo le nostre azioni, che riteniamo eque e senza pericolo per l'integrità di nessuno. Escludiamo quindi che la polizia catalana abbia molte ricerche da fare per sapere cosa facciamo o non facciamo.

La CGT chiede a quando un procuratore speciale per indagare i banchieri, i politici corrotti e gli imprenditori che hanno creato una crisi che sta spingendo milioni di persone verso l'esclusione sociale e la povertà? A quando un sito web con tutte le immagini di quei criminali dai colletti bianchi che sono trattati come signori da parte delle autorità? A quando un sito web con le foto dei poliziotti che hanno martoriato i cittadini con proiettili di gomma e colpi di manganelli? Sig. Puig, questa è la violenza e Lei l'ha sempre giustificato.

Crediamo che questa incarcerazione sia una vendetta da parte della Generalitat e del suo corpo armato. Non hanno potuto digerire il fatto che nel mattino del giorno dello Sciopero Generale, la CGT con altre organizzazioni ha riunito oltre 15.000 persone in marcia per il centro della città, e dopo mezzogiorno oltre 50.000. L'obiettivo è di provocare la paura tra i cittadini, perché essi non si mobilitino e perché accettino le politiche economiche in silenzio, ed è per questo motivo che voi avete bisogno di creare un'immagine di violenza totalmente fabbricata.

La CGT - che sia chiaro - continuerà a scendere in piazza e a manifestare, come fecero i nostri antenati, per difendere la libertà e una società più giusta. la CGT continuerà a battersi contro l'ingiustizia; non vi permetteremo di ristabilire le condizioni di lavoro del XIX secolo come vogliono i banchieri e i politici.

Basta con la repressione!

Libertà immediata per Laura!

Carlos Navarro

Barcellone, CGT-Premsa

25 aprile 2012

CGT - Confederación General del Trabajo
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali






SOLIDARIETA' PROLETARIA



CONTRO L’ARROGANZA DEI PADRONI
“RESISTENZA PROLETARIA”

I militanti Comunisti Anarchici della sezione “ Delo Truda” FdCA Palermo, esprimono tutta la loro solidarietà militante ai lavoratori in lotta del CNT di Trapani, sgomberati dalle forze del “disordine” intervenuti, stamane in forza e in assetto antisommossa, contro il presidio operaio davanti il CNT di Trapani.


Sez “ Delo Truda” FdCA Palermo

Comunicato di CGT – CNT – SO dopo lo sciopero generale del 29 marzo


Le organizzazioni sindacali Confederación General del Trabajo (CGT), Confederación nacional del Trabajo (CNT) e Solidaridad Obrera (SO), che hanno convocato lo sciopero generale del 29 Marzo, valutano molto positivamente il livello di adesione e di partecipazione nelle mobilitazioni durante la giornata di sciopero.Nonostante le intimidazioni e le minacce che molte imprese hanno messo in atto per impedire la partecipazione allo sciopero, nonostante la campagna mediatica sfavorevole, nonostante i tentatvi di criminalizzazione e di repressione da parte del governo, milioni di lavoratori e lavoratrici hanno dimostrato la loro opposizione alla riforma del lavoro, ai tagli sociali e ad un una politica economica che sta attaccando i diritti ed i livelli di vita della maggioranza della popolazione, affermando così la loro volontà di lotta.Un valore particolarmente importante ha avuto il grado di partecipazione ai picchetti ed alle mobilitazioni di quelle organizzazioni sindacali e di quei movimenti sociali combattivi, che si oppongono al Patto Sociale e che, di fronte agli attacchi del governo, non hanno nulla da negoziare, dato che l'unica opzione è il proseguimento e l'intensificazione della moblitazione per conseguire l'abrogazione della riforma del lavoro e di tutto il pacchetto di tagli e di leggi finanziarie anti-operaie ed antisociali che ci aggrediscono brutalmente. L'efficacia dello sciopero e delle manifestazioni contro gli attacchi del governo viene attestata dai recenti tentativi di criminalizzare e di impedire la mobilitazione e l'attivismo sociale mediante la riforma del codice penale a cui ci opponiamo frontalmente.Ora si tratta di proseguire con nuove azioni che diano continuità al 29 marzo. In questo senso, CGT, CNT e SO chiamano alla partecipazione di massa dei lavoratori e delle lavoratrici di tutte le categorie alle mobilitazioni che convocheremo per il Primo Maggio, una giornata che deve dar continuità alla dinamica di lotta messa in moto dallo sciopero generale del 29 marzo.Ugualmente, apoggiamo le mobilitazioni convocate a livello mondiale e nello Stato Spagnolo per le giornate del 12 maggio e 15 maggio. Per CGT, CNT e SO si è esaurita la dinamica della negoziazione permanente e della cessione di diritti da cui dipende il sindacalismo istituzionale. Per questa ragione, crediamo che lo sciopero del 29 marzo indichi il cammino da seguire, che non può essere altro che il confronto e la lotta contro un sistema disposto a distruggere i diritti più elementari. Per cui, noi ci impegnamo a promuovere nuove mobilitazioni, nuove giornate di lotta, a convocare un nuovo sciopero generale..., che ci diano la possibilità di accumulare le forze per conseguire i nostri obiettivi di difesa dei diritti del lavoro, dei diritti sociali, di libertà e giustizia sociale. Infine, ribadiamo che in questa lotta siamo a fianco di quelle organizzazioni sindacali di classe e di quei movimenti sociali combattivi che condividono con noi questa necessità.
Confederación General del Trabajo - CGTConfederación Nacional del Trabajo - CNTSolidaridad Obrera – SOtraduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali
Link esterno: http://www.cgt.org.es/spip.php?article2348

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No alla libertà di licenziare!

No alla libertà di licenziare!
Quello che si profila nei prossimi giorni non è il solito pessimo accordo sul” mercato” del lavoro, ma la pietra conclusiva posta in modo tombale sui diritti e le tutele conquistate dalle lavoratrici e dai lavoratori in decenni di lotte.
Il contenuto dei documenti, prodotti dal governo e non solo, elimina le tutele, non modifica alcunché del regime di precarietà dilagante, ma crea la libertà per le imprese di licenziare per motivi economici, eliminando la legge 223/9, svuotando l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, confinando il tutto sulla parte discriminatoria, peraltro da dimostrare. (sic!)
Dando per scontata l’operazione mediatica di sostegno, gli esclusi da qual si voglia pratica di verifica e coinvolgimento sono proprio i lavoratori presenti e futuri, cioè i giovani.
Non crediamo che il nodo, che pure ha la sua importanza, siano le convulsioni della CGIL e del suo “misero” gruppo dirigente, il quale alla fine di scappatoie né troverà, ma la valutazione và posta sul terreno della fine della resistenza durata oltre 10 anni.
Continueranno ad esserci punti di resistenza, anche forti, da sostenere; ma si tratta di agire in una prospettiva di conquista o riconquista della contrattazione, delle agibilità sindacali, dei diritti e delle tutele collettive e individuali delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il tutto in una realtà data: da un lato la condizione sociale delle classi subalterne e dei loro diritti: per essere chiari, vuol dire -per esempio- avere un salario adeguato, orari di lavoro definiti, ecc.!
Dall’altro, la “modifica” dell’organizzazione sindacale. Se si vuole continuare a “fare” sindacato, cioè sostenendo in modo conflittuale la posizione del lavoro, occorre avviarsi su un altro percorso, lasciandoci alle spalle schemi ormai non praticabili.
Abbiamo registrato che nel pubblico impiego a seguito delle elezioni delle RSU, tenutesi dopo anni, la pletora delle sigle presenti ha all’unisono dichiarato abbiamo vinto; nessuno ha perso!
Il sindacalismo di base, presentatosi su liste contrapposte, pare accontentarsi nel suo insieme di delegati in più: tutto qui?
Come costruire, invece un rapporto diretto con i lavoratori, come rilanciare il protagonismo, le forme della rappresentanza, anche per quei milioni che non ce l’hanno, lavoratori Fiat compresi?
I comunisti anarchici sono coscienti del percorso non breve, ma è questo il nostro terreno: esserci in prima persona, aggregare, socializzare gli strumenti di analisi e di intervento, far crescere la consapevolezza politica di una nuova stagione di lotte.
Nei prossimi giorni, tentando il punto più alto nella giornata di martedì 20 marzo, i metalmeccanici usciranno dalle aziende e faranno azioni al limite dell’ordine pubblico, la FIOM si assumerà la responsabilità, nei territori dove è alta la sua presenza, di mettere in atto questa azione provando a coinvolgere anche altre categorie.
L’azione è in continuità con lo sciopero del 9 marzo; nell’aria di avverte la consapevolezza di essere non più solo su un terreno di difesa, ma che l’azione sindacale è già sul terreno del contrasto all’eliminazione dell’insediamento sindacale stesso.
Se la CGIL, stabilito che “l’operazione”licenziamenti si farà, firmerà il tutto, non potrà cavarsela stralciando l’art. 18; gli altri non lo permetteranno, vedrà aumentare le sue contraddizioni interne e la sua subalternità anche rispetto alla “politica”di riferimento di questo misero gruppo dirigente.
Certe annunciate minacce di uscita dalla CGIL, oltre all’effetto mediatico, non produrrebbero che un indebolimento della FIOM ed un’ulteriore lesione della già sfilacciata unità dei lavoratori e delle lavoratrici, per noi comunisti anarchici bene supremo, ben oltre le sigle sindacali.
FdCA – Commissione Sindacale
19 Marzo 2012
www.fdca.it